L'importanza di un archivio fotografico - Nunzio Bruno
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L’importanza di un archivio fotografico

archivio fotografico cartaceo

L’importanza di un archivio fotografico

Oggi abbiamo la possibilità di scattare migliaia di fotografie e magari lasciarle su un hard disk. Ho chiesto a Gioacchino Bruno  di parlarmi del suo archivio fotografico cartaceo e della sua importanza. Una breve testimonianza da chi ha archiviato migliaia di fotografie.

Con l’avvento del digitale la produzione fotografica è aumentata vertiginosamente verso l’alto, dovuta all’assenza di spese per la stampa, una spesa iniziale per un apparecchio fotografico digitale e di un personal computer, poi si possono scattare miliardi di foto. Solo alcune saranno stampate su carta.

Prima si doveva scattare un rullino, di solito 35 mm, si sceglieva la sensibilità, di solito il più comune era il 100 ASA. A questo punto si sceglieva la quantità: 12, 24 o 36 pose. Solo i professionisti eseguivano solo lo sviluppo del negativo, sceglievano i fotogrammi migliori, si segnava il numero su una lista prestampata all’interno della busta porta negativi e si spediva tramite corriere al laboratorio di fiducia. Gli hobbisti portavano i rullini esposti nel fotografo di fiducia realizzando sviluppo e stampa 10×15.

Fino agli anni novanta un rullino di 36 pose compreso di sviluppo poteva costare venti mila lire (20.000), cioè quasi 10 euro. Il digitale è stata una rivoluzione fotografica. Parlando in generale: poche famiglie avevano le foto su album e le negative conservate in modo corretto; la maggior parte aveva delle scatole di cartone, dove c’erano accatastate centinaia di foto, fra cui anche quelle ereditate dai parenti.

L’archivio fotografico prima della fotografia digitale

archivio fotografico

(Negativi Bianco e nero 6×9)

Prima dell’avvento del digitale era difficile realizzare un archivio fotografico per i costi eccessivi. Chi poteva permetterselo erano i fotografi professionisti, che godevano di quel poco sconto che i laboratori eseguivano. Ma i fotografi professionisti erano presi totalmente dai servizi commissionati, i vari matrimoni battesimi etc. etc., naturalmente nel tempo libero non si mettevano in mano una macchina fotografica.

La foto la fai o per passione o per mestiere. All’inizio delle cose non c’è la volontà di realizzare una cosa che vedrà la luce nel futuro senza fine. Mi riferisco alla nascita dell’archivio fotografico. Partire da zero per effettuare un qual cosa che non si sa quando sarà completata. Infatti l’archivio non ha fine temporale. L’archivio nasce quando si possiede una determinata quantità di immagini legate fra di loro da una comune tematica, con ramificazioni che fanno da corollario alle tematiche più importanti.

La cosa più importante nella creazione dell’archivio consiste nel collegare le negative con le stampe, utilizzando una cronologia numerica; così si avrà il rullino numero 1 poi il 2 e così via. Dietro a tutte le stampe 10×15 inserire lo stesso numero del negativo. Volendo si può aggiungere il numero del fotogramma.

I negativi sono la cosa più importante, perciò vanno conservati in appositi album raccoglitori. Per le stampe si possono utilizzare diversi contenitori, in base alla quantità posseduta. Le stampe saranno suddivise per tema. Infine è consigliabile un registro dove appuntare i dati relativi al rullino: data, luogo, varie. Adesso viene facile ad inserire negative e stampe nel proprio posto, dove saranno prelevate per i più svariati motivi.

Questo primario lavoro agevola il recupero selettivo di un gruppo di stampe per poter intavolare un determinato argomento. La stampa di un libro che tratti diversi argomenti, legati insieme dal tema principale.

Per esempio: la pubblicazione di un opuscolo o di un libro; richiede immagini che parlino di natura dei luoghi (flora e fauna); dei monumenti civili e religiosi (palazzi e chiese); della storia antica del luogo; e di tutto quello che viene considerato “bello e attraente”. Bisogna dire che un archivio ha una sua caratteristica specifica, entro dei confini che possono essere territoriali, regionali, internazionali.

Un archivio fotografico svela il carattere di chi lo crea

Questo viene determinato dall’autore o di chi esegue gli scatti, di quello che conosce e vede, infatti non si può fotografare quello che non si vede. L’archivio rispecchia il carattere di colui che lo creò, poi può essere arricchito con nuove tematiche per renderlo più ricco e prezioso.

L’archivio può inglobare dentro di sé altre collezioni fotografiche, provenienti da donazioni o da eredità, questo fa arretrare la data di esecuzione delle immagini.

“Fotograficamente si può andare nel passato mai nel futuro. L’immagine è il blocco temporaneo di un istante per trasportarla nel domani”

Gioacchino Bruno

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